I mille mondi animali

Alessandro Melazzini
5 min readFeb 11, 2024
The thousand worlds of animals

La realtà non esiste. Ce lo dicono in tanti e da tanto tempo: tra questi alcuni filosofi, monaci zen e i ribelli del film The Matrix. Ad essi si aggiunge oggi anche Ed Yong, premio Pulitzer britannico di origini malesi, che nel suo ultimo saggio si dedica al mondo sensoriale degli animali. Yong in Un mondo immerso ci porta a comprendere come di realtà ne esistano almeno tante quante sono le differenti specie che popolano la terra. Perché un puma percepisce, e quindi vive, un mondo completamente differente da un pipistrello, ed entrambi sono assai lontani rispetto al modo in cui noi umani, coi nostri sensi, percepiamo l’ambiente circostante. E i nostri sensi umani sono invero assai limitati e carenti, se messi in diretta competizione con le facoltà degli altri abitanti della terra.

Ad esempio ci è impossibile percepire i campi elettrici come invece accade agi squali o quelli magnetici che avvertono le rondini o le tartarughe marine. Questi animali a loro volta non hanno il senso della vista tipico degli esseri umani, motivo per cui, al di là di voler stabilire una fatua classifica in merito a chi sia superiore in fatto di percezioni, il saggio di Yong è utile per meglio comprendere quanto già intuiamo: la fuori non c’è un mondo da scoprire. Ce ne sono molti, uno diverso dall’altro, a seconda del punto di vista con il quale lo si osserva. E senza mai dimenticare che, anche sforzandoci, purtroppo non potremo mai sapere esattamente cosa significa essere un pipistrello o il gatto che ci fa le fusa mentre poltriamo sul divano.

Ma i nostri sensi ci impedisco anche di sperimentare l’incredibile capacità visiva di un colibrì e quasi forse nemmeno potremo intuirla o immaginarcela. Poiché un “semplice” uccellino non è solo in grado di percepire i nostri colori, e magari qualcosa in più dello spettro cromatografico al quale noi siamo confinati. Al contrario, un colibrì percepisce proprio un’altra dimensione di colori a noi toltamente inaccessibile. L’essere umano ha infatti una visione cromatica che potremmo definire triangolare, nel senso che possiamo immaginarcela come la superficie di un triangolo le cui punte sono Giallo, Rosso e Verde. Un colibrì invece è dotato di una visione piramidale, ampia quattro volte il nostro triangolo cromatico.

E che dire dei coccodrilli, l’archetipo della brutalità e voracia? Sebbene la loro mandibola possa stritolare ossa come noi sgranocchiamo grissini, la totalità del loro corpo è sorprendentemente coperta da sensori dieci volte più sensibili alla pressione rispetto alla punta delle nostre dita.

Ma le meraviglie sensoriali del mondo animale non finiscono qui: per i ragni la tela non è un semplice, per quanto elegante, strumento di cattura delle proprie prede, bensì una vera estensione della propria percezione cognitiva. Un ragno infatti non vede una stanza, egli la esperisce grazie alla tela che in essa ha tessuto. Questa è un vero e proprio strumento con cui il ragno percepisce e interagisce con l’ambiente. Quando accorda la seta, questo animale per certi versi “sviluppa” la sua mente.

Tra i sensi forse quello più soprendente è l’udito. A differenza del tatto esso opera a grandi distanze. A differenza della vista funziona al buio, ed è in grado di passare attraverso delle barriere. Inoltre l’udito funziona a velocità assai maggiori di quella del suono e dell’olfatto, un senso che giocoforza è limitato dalla lentezza con cui si diffondono le molecole odorose. Per tutti questi motivi l’udito costituisce un punto di forza di numerose specie che, lungi dal limitarsi ad avere orecchie, hanno svilupopato organi sensoriali in variegate parti del corpo. Le formiche, ad esempio, ascoltano con le antenne, e fin qui ce lo potremmo aspettare. Ma poi ci sono i grilli che si avvalgono delle ginocchia e le locuste che sentono grazie all’addome! Anche su questo senso, gli uccelli sono in grado di emettere ed ascoltare mondi sonori a noi completamente inaccessibili. Ecco perché i loro canti sono assai più variegati di quanto noi non si possa anche solo immaginare. Il canto di un fringuello che a un ascolto umano potrebbe sembrare una ripetuta e unica emissione melodica, si rivela così essere una comunicazione capace di rivelare agli altri esemplari della sua specie una molteplicità di differenti informazioni, come ad esempio il sesso, la salute, l’identità e l’intenzione di chi la sta emettendo.

Ancora più sottili nei propri sensi sono i pipistrelli che, benché privi della vista, grazie al loro sonar interno – scoperto dal biologo italiano Lazzaro Spallanzani alla fine del Diciottesimo secolo – sono in grado di catturare molti più insetti di un uccello nello stesso ambiente. Il loro sonar infatti, oltre che permettere di volare percependo perfettamente gli spazi circostanti, è in grado di dirigerli con sorprendente precisione verso le prede. Questo senso a noi totalmente sconosciuto, e chiamato “ecolocazione”, a differenza degli altri sensi finora contemplati, tutti passivi, ha la specificità di emettere nell’ambiente uno stimolo che poi viene recepito ed elaborato. Il sonar quasi è un trucco usato dal pipistrello per portare l’ambiente circostante a scoprirsi e mettersi a nudo. Un trucco peraltro mentalmente impegnativo, se si considera che l’ecolocazione dei pipistrelli avviene a velocità elevata e mentre questi sono in movimento per avvicinarsi alla preda.

Meno raffinati e più brutali invece i sensi di quei pesci in grado di produrre scariche elettriche per tramortire le prede, come quelle di certe anguille la cui forza sarebbe in grado di far stramazzare un cavallo. Questi animali utilizzano peraltro la loro facoltà con gelida scaltrezza. Quando caccia piccoli pesci e invertebrati, l’anguilla emette impulsi che costringono i muscoli della preda a contrarsi, rivelando così la propria posizione. L’impulso poi si rafforza, causando il blocco totale dei muscoli e paralizzando la vittima. L’organo elettrico è, in sostanza, sia un telecomando che un taser, che permette all’anguilla di comandare il corpo di altri animali da lontano. Altri pesci utilizzano le scariche elettriche in maniera meno offensiva, per comunicare tra loro, come farebbero due montanari dotati di torce in una valle buia. A differenza dei pipistrelli, questa facoltà, chiamata, elettrolocazione, è immediata e omnidirezionale. Ciò significa che il pesce dotato di tale facoltà, come il pesce coltello africano, avverte gli ostacoli e i pericoli ovunque essi si trovino, quindi anche dietro lui.

Lungi dall’essere una prova di limitatezza, il concentrarsi di ogni specie animale intorno a specifiche modalità di percezione dell’ambiente circostante è il frutto sapiente dell’evoluzione. A seconda dell’ambiente circostante, dei nemici da cui guardarsi e delle prede con cui cibarsi, ogni specie animale nel corso del tempo è evoluta selezionando e sviluppando quelle modalità percettive più utili alla propria preservazione. Poiché nessun essere vivente è in grado di percepire tutto, ridurre il campo sensoriale ha significato quindi moltiplicare la possibilità di sopravvivenza. Se quindi il mondo di un cane è ben diverso da quello del padrone, ciò non significa che il primo – o il secondo – vadano invidiati o compatiti, perché vedono o fiutano diversamente, bensì che il modo in cui ognuno dei due vive è esattamente quello adatto alla sua specie, e a quella sola.

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